Osteoporosi: perché l’approccio “calcio-centrico” non è sufficiente
- moscati4fan
- 14 hours ago
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L’osteoporosi viene ancora spesso affrontata attraverso un approccio nutrizionale incentrato quasi esclusivamente sull’aumento dell’apporto di calcio, frequentemente tramite latticini e formaggi stagionati.Questo modello, tuttavia, presenta importanti limiti fisiopatologici, soprattutto quando applicato al paziente con osteoporosi conclamata.
Il paziente con osteoporosi non è un soggetto sano
Chi si rivolge al medico o al nutrizionista per osteoporosi non si trova in uno stato di equilibrio metabolico.Nella maggior parte dei casi, la perdita ossea è il risultato di un processo lungo e silenzioso, durante il quale l’organismo ha progressivamente utilizzato le proprie riserve tissutali.
In questa fase:
l’osso ha già perso minerali
il muscolo ha già subito un impoverimento
i sistemi tampone sono stati ampiamente sfruttati
Parlare semplicemente di “carenza di calcio alimentare” risulta quindi riduttivo.
Omeostasi sierica e perdita ossea: cosa succede davvero
L’organismo mantiene la calcemia e il pH ematico entro limiti ristretti anche in condizioni di carenza prolungata.Questo avviene grazie al sacrificio progressivo dei compartimenti di riserva:
osso
muscolo
matrice extracellulare
compartimenti tampone tissutali
Quando l’osteoporosi diventa evidente agli esami strumentali, le riserve tissutali sono già compromesse.
Osso e muscolo: perché vanno considerati insieme
L’osso fa parte della massa magra, al pari del muscolo.Osteoporosi e sarcopenia condividono spesso lo stesso terreno metabolico, caratterizzato da:
ambiente catabolico
acidosi metabolica latente
carenza di potassio e magnesio
ridotta capacità tampone
Un approccio efficace alla salute ossea deve quindi considerare l’intero sistema muscolo-scheletrico.
Formaggi stagionati e osteoporosi: i limiti come fonte primaria di calcio
I formaggi stagionati sono alimenti ad alta densità di calcio, ma nel paziente con osteoporosi conclamata non rappresentano una fonte elettiva di calcio.
I principali limiti includono:
carico acido metabolico positivo
apporto elevato di sodio
assenza di potassio e magnesio
mancato supporto ai sistemi tampone
In un organismo già depleto di riserve, l’introduzione di calcio associata a carico acido non migliora la ritenzione ossea del minerale.
Il problema non è quanto calcio viene assunto, ma quanto calcio viene trattenuto nei tessuti.
Perché aumentare il calcio non significa ricostruire l’osso
L’osteogenesi richiede:
equilibrio acido-base
adeguata disponibilità di cofattori minerali
vitamina D e vitamina K
stimolo meccanico
segnale anabolico sistemico
In assenza di queste condizioni, l’aumento dell’apporto di calcio può tradursi in:
aumento della calciuria
mancata ritenzione tissutale
beneficio clinico limitato
Questo spiega perché molti pazienti con osteoporosi continuino a perdere massa ossea nonostante un adeguato apporto di calcio.
Approccio nutrizionale efficace nell’osteoporosi conclamata
Un intervento nutrizionale realmente efficace nell’osteoporosi dovrebbe seguire una gerarchia fisiopatologica chiara:
Correzione delle carenze tissutali
Ripristino di:
potassio
magnesio
fosfati
basi metaboliche
Supporto dell’ambiente anabolico
mantenimento della massa muscolare
adeguato apporto proteico
attività fisica mirata
Integrazione mirata
Il calcio, quando necessario, va inserito in un contesto già riequilibrato, non come intervento isolato.
Conclusione: nutrire l’osso non significa assumere più calcio
Nel paziente con osteoporosi conclamata, la perdita ossea è il segnale di un disequilibrio sistemico già avanzato.In questo contesto, l’approccio esclusivamente calcio-centrico risulta insufficiente.
La nutrizione dell’osso non coincide con l’apporto di calcio, ma con la capacità dell’organismo di:
trattenere i minerali
utilizzarli correttamente
integrarli in un ambiente metabolico favorevole
Solo un approccio globale, orientato al terreno fisiopatologico, consente una gestione efficace dell’osteoporosi.




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