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Osteoporosi: perché l’approccio “calcio-centrico” non è sufficiente

L’osteoporosi viene ancora spesso affrontata attraverso un approccio nutrizionale incentrato quasi esclusivamente sull’aumento dell’apporto di calcio, frequentemente tramite latticini e formaggi stagionati.Questo modello, tuttavia, presenta importanti limiti fisiopatologici, soprattutto quando applicato al paziente con osteoporosi conclamata.


Il paziente con osteoporosi non è un soggetto sano

Chi si rivolge al medico o al nutrizionista per osteoporosi non si trova in uno stato di equilibrio metabolico.Nella maggior parte dei casi, la perdita ossea è il risultato di un processo lungo e silenzioso, durante il quale l’organismo ha progressivamente utilizzato le proprie riserve tissutali.

In questa fase:

  • l’osso ha già perso minerali

  • il muscolo ha già subito un impoverimento

  • i sistemi tampone sono stati ampiamente sfruttati

Parlare semplicemente di “carenza di calcio alimentare” risulta quindi riduttivo.


Omeostasi sierica e perdita ossea: cosa succede davvero

L’organismo mantiene la calcemia e il pH ematico entro limiti ristretti anche in condizioni di carenza prolungata.Questo avviene grazie al sacrificio progressivo dei compartimenti di riserva:

  • osso

  • muscolo

  • matrice extracellulare

  • compartimenti tampone tissutali

Quando l’osteoporosi diventa evidente agli esami strumentali, le riserve tissutali sono già compromesse.


Osso e muscolo: perché vanno considerati insieme

L’osso fa parte della massa magra, al pari del muscolo.Osteoporosi e sarcopenia condividono spesso lo stesso terreno metabolico, caratterizzato da:

  • ambiente catabolico

  • acidosi metabolica latente

  • carenza di potassio e magnesio

  • ridotta capacità tampone

Un approccio efficace alla salute ossea deve quindi considerare l’intero sistema muscolo-scheletrico.


Formaggi stagionati e osteoporosi: i limiti come fonte primaria di calcio

I formaggi stagionati sono alimenti ad alta densità di calcio, ma nel paziente con osteoporosi conclamata non rappresentano una fonte elettiva di calcio.

I principali limiti includono:

  • carico acido metabolico positivo

  • apporto elevato di sodio

  • assenza di potassio e magnesio

  • mancato supporto ai sistemi tampone

In un organismo già depleto di riserve, l’introduzione di calcio associata a carico acido non migliora la ritenzione ossea del minerale.

Il problema non è quanto calcio viene assunto, ma quanto calcio viene trattenuto nei tessuti.


Perché aumentare il calcio non significa ricostruire l’osso

L’osteogenesi richiede:

  • equilibrio acido-base

  • adeguata disponibilità di cofattori minerali

  • vitamina D e vitamina K

  • stimolo meccanico

  • segnale anabolico sistemico

In assenza di queste condizioni, l’aumento dell’apporto di calcio può tradursi in:

  • aumento della calciuria

  • mancata ritenzione tissutale

  • beneficio clinico limitato

Questo spiega perché molti pazienti con osteoporosi continuino a perdere massa ossea nonostante un adeguato apporto di calcio.


Approccio nutrizionale efficace nell’osteoporosi conclamata

Un intervento nutrizionale realmente efficace nell’osteoporosi dovrebbe seguire una gerarchia fisiopatologica chiara:


Correzione delle carenze tissutali

Ripristino di:

  • potassio

  • magnesio

  • fosfati

  • basi metaboliche


Supporto dell’ambiente anabolico

  • mantenimento della massa muscolare

  • adeguato apporto proteico

  • attività fisica mirata


Integrazione mirata

Il calcio, quando necessario, va inserito in un contesto già riequilibrato, non come intervento isolato.


Conclusione: nutrire l’osso non significa assumere più calcio

Nel paziente con osteoporosi conclamata, la perdita ossea è il segnale di un disequilibrio sistemico già avanzato.In questo contesto, l’approccio esclusivamente calcio-centrico risulta insufficiente.

La nutrizione dell’osso non coincide con l’apporto di calcio, ma con la capacità dell’organismo di:

  • trattenere i minerali

  • utilizzarli correttamente

  • integrarli in un ambiente metabolico favorevole

Solo un approccio globale, orientato al terreno fisiopatologico, consente una gestione efficace dell’osteoporosi.



 
 
 

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